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Metodologia Algologica

La valutazione del fenomeno dolore, nella sua globalità, richiede un approccio che abbia come metodologia generale la pianificazione di un procedimento che consenta di gestire il paziente algico programmando uno sviluppo a 4 fasi:

  1. Analisi clinica (anamnesi, es. obiettivo, tests diagnostici),
  2. Identificazione diagnostica (anche nella sua espressione differenziale),
  3. Soluzione terapeutica (e sue implementazioni),
  4. Revisione valutativa dell’iter diagnostico-terapeutico, avendo come obiettivo fondamentale quello di fornire al paziente la migliore soluzione analgesica possibile, in accordo con un buon giudizio clinico e psicodinamico.

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Il mosaico del dolore si arricchisce, di anno in anno, di nuove tessere, che, invece di un'immagine più precisa, ne ampliano continuamente il profilo e quindi i confini.
Da semplice segnale neurofisiologico si è andati, via via, individuando un "modello nocicettivo" espressione di un complesso fenomeno neuropsicofisiologico. Tale complessità ha messo sul tappeto, in modo per lo più caotico, un insieme di problemi che attendono risposta, di cui l’elaborazione di una corretta strategia terapeutica è uno dei più pressanti, specie nell’affronto del dolore cronico.

Non si può e non si deve prescindere dalla necessità di mettere in atto un procedimento che sappia tener conto delle diverse realtà che impongono scelte e gestioni diverse; va sottolineato, cioè, che la necessità è quella di elaborare una strategia terapeutica adeguata rispetto ai problemi che deve affrontare e non può, quindi, non:

  • differenziarsi in interventi di tipo multimodale (attuazione di più tecniche all'interno di una stessa competenza) e/o multidisciplinare (integrazione coordinata di interventi diagnostici e/o terapeutici appartenenti a più competenze);
  • proporsi nell'ottica della minor invasività possibile, della partecipazione del paziente alla terapia, del miglioramento della qualità di vita, del controllo dei disturbi collaterali invalidanti.

Il ricorso ad una strategia terapeutica sottintende, inoltre, una scala di priorità nell'impiego dei mezzi antalgici, e un uso sequenziale preciso delle procedure terapeutiche, che sappiano adattarsi alle specifiche esigenze del singolo paziente, e in cui siano privilegiate, almeno inizialmente, terapie non invasive, farmacologiche e non farmacologiche.
Non vogliamo addentrarci, in questo ambito, nelle controversie teoretiche della metodologia scientifica. Riteniamo che il solo criterio di validità di una strategia di ricerca sia il suo successo. Vale a dire, i metodi analitici così come quelli sintetici, come pure l’attuazione di metodiche scientificamente accreditate o di quelle che da quest’ultime si discostano, sono giustificati se incrementano la nostra comprensione di un fenomeno, che in medicina si traducono sempre in efficaci, o quanto meno più efficaci di quelle a quel momento disponibili, strategie terapeutiche.

Al di là di posizioni estreme, riteniamo che il dibattito ed il confronto tra medicina scientifica e pratiche non convenzionali debbano spostarsi nell’ambito dei progetti specifici, con un linguaggio che abbia sufficienti punti in comune per intercomunicare. Ognuno deve sapersi far carico della lacerazione che ogni cambiamento impone, ma non ci si può sottrarre all’obbligo di una continua messa in discussione del sapere che la conoscenza del reale, per essere vera, richiede.
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